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Tra il blu del mare e il verde delle colline, dove la terra si aggrappa alle rocce e ogni metro coltivato è conquistato con fatica, la Liguria racconta un’agricoltura unica al mondo. Un territorio fragile e straordinario, fatto di fasce terrazzate, muretti a secco, uliveti e vigneti sospesi sul Mediterraneo, dove da sempre il rapporto tra uomo e natura richiede equilibrio, cura e capacità di adattamento.

Oggi anche questa agricoltura deve affrontare nuove sfide: il cambiamento climatico, la scarsità d’acqua, la riduzione delle superfici coltivabili e la necessità di produrre qualità utilizzando meno risorse. Proprio in questo contesto la tecnologia diventa uno strumento per proteggere il territorio e accompagnare gli agricoltori verso modelli produttivi più sostenibili.

Il viaggio parte da Genova Pra’, territorio simbolo del Basilico Genovese DOP, una delle eccellenze gastronomiche italiane più conosciute al mondo e ingrediente fondamentale del pesto genovese. Qui incontriamo Stefano Bruzzone, titolare de Il Pesto di Pra’, che rappresenta la quinta generazione di una famiglia di agricoltori legata alla coltivazione del basilico dal 1827. Nelle Serre sul Mare scopriamo come una tradizione secolare sia riuscita a evolversi grazie all’innovazione: dalle prime serre in vetro e legno del Novecento fino agli impianti tecnologici di oggi.

A Pra’ il basilico cresce in un ambiente unico, dove il microclima creato dall’incontro tra il mare e le colline dell’Appennino contribuisce a definire caratteristiche inconfondibili: foglia piccola, profumo delicato e aroma intenso.  Nel tempo, però, anche questa coltivazione ha dovuto affrontare nuove esigenze. Le serre moderne permettono oggi di controllare temperatura, umidità e irrigazione, ottimizzando le risorse e riducendo gli sprechi. Sistemi di monitoraggio climatico, automazioni, impianti fotovoltaici e sistemi di cogenerazione consentono di aumentare l’efficienza energetica e ridurre l’impatto ambientale.

Il viaggio prosegue alla Fattoria di Pol, dove incontriamo Paolo Gazzotti, protagonista di una sperimentazione che porta il basilico oltre i confini della coltivazione tradizionale. Qui la terra non è più il punto di partenza: il basilico viene coltivato attraverso la tecnica aeroponica, un sistema fuori suolo in cui le radici delle piante crescono sospese nell’aria e vengono alimentate attraverso una nebulizzazione controllata di acqua e nutrienti. Un modello nato dalla ricerca scientifica e sviluppato anche grazie agli studi sulla coltivazione nello spazio, che oggi trova applicazione concreta per rispondere a una delle grandi sfide del futuro agricolo: produrre utilizzando meno risorse.

Nel sistema aeroponico ogni parametro viene monitorato digitalmente: acqua, nutrienti, temperatura e condizioni ambientali sono controllati in tempo reale per garantire alle piante esattamente ciò di cui hanno bisogno.

Per comprendere il ruolo della ricerca scientifica arriviamo ad Albenga, dove opera il CeRSAA – Centro di Sperimentazione e Assistenza Agricola, punto di riferimento per l’innovazione agricola in Liguria. Con Giovanni Minuto, Direttore Generale del CeRSAA, scopriamo una struttura che rappresenta un vero laboratorio a cielo aperto: oltre 20.000 metri quadrati di campi sperimentali, 7.700 metri quadrati di serre in ferro e vetro, tunnel, celle climatiche e laboratori specializzati permettono di sperimentare nuove tecnologie, varietà e tecniche produttive.

Nel settore del basilico, il CeRSAA porta avanti studi su oltre 30 varietà moderne e 9 varietà storiche, valutandone caratteristiche aromatiche, produttività, adattamento climatico e resistenza alle principali malattie. Attraverso serre tecnologiche dotate di sensori, sistemi di controllo ambientale, illuminazione LED, pompe di calore geotermiche e impianti fotovoltaici, i ricercatori studiano nuove strategie per ridurre l’utilizzo delle risorse e rendere le coltivazioni più resilienti.

Nel Laboratorio Fitopatologico incontriamo Anna Paola Lanteri, ricercatrice del CeRSAA, che ci mostra come la diagnostica avanzata sia diventata uno strumento fondamentale per difendere le colture. Lo studio delle malattie permette di intervenire in modo più mirato, riducendo trattamenti non necessari e favorendo una gestione più sostenibile delle coltivazioni. Parallelamente il centro analizza anche il profilo aromatico del basilico, studiando quei composti naturali che determinano il profumo e le caratteristiche che rendono unico il Basilico Genovese.

Il viaggio nel Ponente ligure racconta così due mondi apparentemente diversi ma profondamente collegati: da una parte il basilico coltivato secondo una tradizione secolare, legata al territorio e alla cultura gastronomica; dall’altra nuove tecnologie fuori suolo, sistemi digitali e ricerca scientifica. Un incontro tra passato e futuro che dimostra come l’innovazione non significhi abbandonare la tradizione, ma trovare nuovi strumenti per proteggerla.

Il nostro viaggio si conclude con la preparazione del pesto: Francesca si cimenta insieme a Marisa Priano, appassionata cuoca del Ristorante Bar Sport di Cisano sul Neva, nella realizzazione della salsa simbolo della tradizione ligure. A chiudere la puntata, tutti i protagonisti si ritrovano attorno a un tavolo per degustare e celebrare la ricchezza del territorio attraverso un piatto di gnocchi e trofie al pesto genovese, espressione autentica della cultura gastronomica ligure.