Dibattito presso gli studi televisivi di Icaro TV con Francesca Magnoni, in collaborazione con Confagricoltura Donna, Università IUAV di Venezia, in collegamento con ospiti da Teleradiopace.

Il settore ovicaprino italiano coinvolge circa 6,9 milioni di capi, con una netta prevalenza delle pecore rispetto alle capre. Nonostante l’incidenza relativamente marginale sul valore complessivo della produzione agricola nazionale, che si attesta poco sopra l’1,1%, gli allevamenti ovicaprini rivestono un’importanza cruciale per il mantenimento del territorio nelle aree marginali, dove altre attività produttive non sarebbero possibili.

Nel 2024, erano attivi oltre 110.000 allevamenti ovicaprini in Italia, un numero in calo rispetto al 2019, quando se ne contavano circa 140.000, segnando una riduzione di oltre il 22%. Negli ultimi cinque anni, il patrimonio ovicaprino nazionale ha registrato una flessione del 15%, una tendenza che ha visto la progressiva riduzione delle piccole aziende familiari a favore di allevamenti più strutturati. Attualmente, gli allevamenti con più di 300 capi costituiscono solo il 5% del totale, ma rappresentano quasi la metà del numero complessivo di capi allevati.

La maggior parte degli allevamenti ovicaprini si concentra nelle regioni del Centro-Sud: più di 93% dei capi è localizzato in queste aree, con una forte concentrazione in Sardegna, che ospita il 49% del patrimonio ovicaprino nazionale. Altre regioni importanti sono la Sicilia (12%), il Lazio (7%) e la Toscana (5%).
La Sardegna è anche il cuore della produzione di formaggio pecorino romano, il formaggio ovino più importante in Italia, che rappresenta circa la metà della produzione nazionale di formaggi pecorini. Il Pecorino Romano DOP è prodotto per l’80% in Sardegna e solo per il 20% nel Lazio.
Oltre al pecorino romano, altre DOP rilevanti nella produzione di formaggi ovini includono Pecorino Sardo, Pecorino Toscano, Fiore Sardo e Canestro Pugliese. L’Italia è infatti uno dei principali produttori europei di formaggi ovini, classificandosi al quinto posto dopo Grecia, Spagna, Portogallo e Francia.

L’allevamento ovicaprino in Italia è caratterizzato dalla sua sostenibilità ambientale, poiché le capre e le pecore si nutrono di foraggi spontanei che crescono in terreni impervi e montuosi, dove non è possibile coltivare altre colture destinate all’alimentazione umana. Questo rende l’allevamento ovino e caprino un modello di interconnessione tra attività agricole e territorio, con implicazioni ambientali e salutistiche di grande rilevanza. L’uso di pascoli naturali e la produzione di latte di alta qualità per i formaggi DOP sono inoltre un elemento distintivo della zootecnia tradizionale.
Inoltre, l’allevamento degli ovini in Italia è strettamente legato alla tradizione della transumanza, una pratica che prevede il trasferimento degli animali dalla pianura alle zone montane, in funzione dell’andamento climatico e dell’abbondanza dei pascoli.

La transumanza è una tradizione millenaria che ha influenzato profondamente la cultura agricola italiana e ha contribuito al mantenimento dei paesaggi montani.
