Dibattito presso gli studi televisivi di Icaro TV con Francesca Magnoni, in collaborazione con Confagricoltura Donna, Università IUAV di Venezia, in collegamento con ospiti da Telebelluno.
Ospite in studio Alberto Bonora, ricercatore dell’UNIVERSITA’ IUAV di Venezia, Diana Bortoli – Presidente Confagricoltura Donna Emilia-Romagna, Luca Casoli – Direttore Consorzi Fitosanitari Modena e Reggio Emilia

Quello della frutta è un settore fondamentale per la regione Emilia-Romagna e il settore ortofrutticolo italiano, in generale, conta quasi 300.000 aziende attive, rappresentando circa un quarto della produzione agricola nazionale.
Nel 2024, l’Italia ha prodotto oltre 2 milioni di tonnellate di mele complessive, con un aumento dell’8 % rispetto al 2023 e le regioni più importanti sono Trentino‑Alto Adige, Veneto, Emilia-Romagna e Piemonte.

Con inverni più miti e primavere anticipate, gli alberi di melo fioriscono prima del solito. Questo li rende più vulnerabili alle gelate tardive, che possono bruciare i fiori e compromettere la produzione. Un singolo episodio di gelo fuori stagione può causare danni significativi alla resa e alla qualità dei frutti.
Le ondate di calore e le siccità prolungate causano stress alle piante, riducendo la pezzatura delle mele e influenzandone colore, consistenza e sapore. In alcune aree, la scarsità d’acqua rende difficile irrigare a sufficienza, mettendo a rischio interi raccolti o spingendo i produttori a rinunciare a parte della produzione.
Questi problemi stanno già spingendo molti melicoltori italiani a rivedere varietà coltivate, metodi irrigui e strategie di raccolta. Se ti interessa, posso approfondire anche le soluzioni che stanno adottando.

Le TEA (Tecniche di Evoluzione Assistita) sono nuove tecniche di miglioramento genetico che permettono di rendere le piante più resistenti a stress ambientali (come siccità o malattie), senza inserire geni estranei da altre specie.
A differenza degli OGM, con le TEA si lavora sul DNA della pianta stessa, per “attivare” o “modificare” geni già esistenti. Questo le rende più naturali e precise, e per questo oggi sono oggetto di grande interesse anche in Europa, come strumenti moderni per aiutare la frutticoltura a restare produttiva e sostenibile, adattandosi più rapidamente al cambiamento climatico. Offrono piante più forti e resilienti, senza dover ricorrere a incroci lunghi o a modifiche genetiche tradizionali.

Nel caso dei meli, le TEA possono essere usate per: aumentare la resistenza al clima estremo, rendere le piante più robuste contro malattie, rafforzare le difese naturali della pianta, riducendo l’uso di pesticidi, uniformare i tempi di maturazione, rendendo la raccolta più prevedibile anche con stagioni instabili.

Le TEA hanno un costo iniziale elevato, ma nel lungo periodo possono risultare più economiche ed efficienti rispetto ai metodi tradizionali di miglioramento genetico. Sviluppare una nuova varietà con TEA richiede investimenti in: laboratori e tecnologie avanzate (es. CRISPR), personale altamente specializzato, test in campo e controlli di sicurezza.
Tuttavia, rispetto ad altri metodi (come gli incroci tradizionali o gli OGM classici), le TEA: sono più rapide (da 10–15 anni a 3–5 per ottenere una nuova varietà), sono più precise, quindi si evitano sprechi e si riducono i fallimenti, non richiedono per forza l’inserimento di geni esterni, il che semplifica e riduce le spese per l’autorizzazione in molti paesi.
